Finalmente il gran giorno …dopo ore ed ore di duro lavoro, sia di ricerca che di recupero materiali, misurazioni, spostamenti di pezzi più o meno pesantissimi, prove e riprove di assemblaggio, abbiamo deciso di incominciare, al Castello di Morbello, la costruzione della prima macchina d’assedio: una catapulta.
La prima difficoltà che abbiamo incontrato è stato reperire i disegni tecnici di una macchina ormai da molto tempo non in uso. Alla fine però dopo aver consultato moltissimi testi (che qui per brevità non indichiamo) ed aver percorso ogni possibile strada del mondo informatico, ci siamo rifatti ad una fonte d’indubbia veridicità: l’enciclopedia medievale di Viollet-le-Duc.
Altra scelta difficile i materiali: sappiamo dalla storia che le macchine d’assedio non erano costruite nel castello d’origine degli assalitori e poi trasportate sul luogo di destinazione cioè il castello da assediare, bensì venivano costruite sul posto da squadre di maestri d’ascia, carpentieri e fabbri utilizzando, per la maggior parte, materiale trovato in loco. Siamo quindi partiti alla ricerca di un tipo di legno di facile utilizzo per quei tempi proprio nella terra in cui sarà costruita la nostra catapulta: il Monferrato; sono stati scelti il rovere ed il castagno. Altro materiale importante nella costruzione della catapulta il ferro: utilizzato dal piccolo chiodo al meccanismo più importante per il funzionamento della macchina, alle fasce per serrare i lunghi e pesanti longheroni, eccetera.

 

 

Il primo passo è stata la costruzione di quella che diventerà l’area di  definitiva  sistemazione della catapulta. E’ stato  quindi  preparato il terreno  in modo che, a catapulta ultimata, la  stessa  risulterà con un alzo di circa  30°. Poi per meglio drenare l’acqua piovana abbiamo messo  sul  terreno circa 10 cm di ghiaia  su cui abbiamo alloggiato quattro tavoloni di rovere di circa 10x40x100 in corrispondenza delle quattro ruote per far sì che la catapulta non si affossi sotto il suo stesso notevole peso.

        

 

 

Dopo aver dato il mordente a tutto il legno preventivamente tagliato su misura, abbiamo costruito le quattro ruote, ricavate ognuna dall’accostamento di dieci blocchi di legno da 12x12x70. Tracciato con un compasso sul fianco il cerchio della ruota sono stati tagliati e sagomati per dare la classica forma.
Sono quindi stati bloccati con una crociera di legno ad essi inchiodata. Al centro della ruota è stato praticato il foro per l’asse e tutto intorno piegato ed inchiodato un cerchio di ferro per aumentarne la compattezza e favorire il  rotolamento.

 

 

 

La fase successiva prevede la costruzione dei due assi in ferro pieno a seziona quadrata fino allo scontro interno sui longheroni e a sezione rotonda per le parti che attraversano i longheroni e spuntano fuori da essi per sorreggere le quattro ruote tenute in assi dai mozzi e bloccate, dallo scorrimento verso l’esterno, da quattro fermi passanti. Sia gli assi che tutta la parte in ferro che compone la catapulta sarà verniciata per preservarla quanto più possibile dagli agenti atmosferici.

 

 

 

Di particolare difficoltà è stata la realizzazione dei meccanismi: sia dei verricelli per l’abbassamento e bloccaggio   (caricamento) del cucchiaio della catapulta, alloggiati all’estremità di un quadrello di ferro pieno che corre all’interno di un tronco rotondo (diam.24), posizionato all’estremità posteriore della catapulta, che dei verricelli centrali per il bloccaggio delle funi di ammortizzazione della “frustata” del palo, al momento dell’impatto contro il trave che sorregge l’arco (lancio).

 

 

 

 

L’assemblaggio di tutto ciò che abbiamo sin qui descritto presenta tre difficoltà: dopo quella delle scasse nei longheroni per alloggiarvi gli assi ed i traversi, vi è quella del bloccaggio, di tutte le parti assemblate, con chiodi a sezione quadrata ed infine la pesantezza dell’intero carro, che deve essere sollevato da terra per consentire il posizionamento delle quattro ruote negli assi ed il bloccaggio delle stesse tramite fermi.

 

  

 

 

Abbiamo sistemato una "X" nella parte posteriore del carro per evitare le torsioni orizzontali ed il frontale sempre di rovere che abbraccia i due longheroni. Quindi, dopo aver predisposto l'alloggiamento, abbiamo collocato i quattro pali verticali futuri sostegni dell'arco, bloccati alla base da un traverso e da piattine di ferro ad angolo retto.

 

 

 

 

La catapulta nella fase di lancio, dovrà essere saldamente assicurata al terreno e le funi che serviranno a questo scopo saranno trattenute da una parte, dai ganci posizionati all’estremità anteriori e posteriori dei longheroni, mentre dall’altra da pali conficcati profondamente nel terreno. Inoltre sono state posizionate altre piattine di serraggio, nei punti di maggior sforzo, sugli stessi longheroni.

 

 

 

 

Nella parte posteriore e stato costruito l’argano che permetterà, avvolgendo le corde collegate al palo del cucchiaio, di caricare l’arco per il lancio. Abbiamo pertanto tagliato a metà longitudinalmente un tronco, svuotandolo al centro per tutta la lunghezza di una sezione quadrata cm 4x4 per alloggiarvi l’asse dell’argano. Poi abbiamo serrato ed inchiodato 4 fasce di ferro. Due, essendo bucate, serviranno, insieme ad apposite barre di ferro ed alle chiavi esterne, alla manovra di caricamento.

 

 

 

L’importante funzione di resistere al poderoso colpo che riceve il palo orizzontale in alto, anche se protetto da un ulteriore spezzone di trave e da un cuscino di cuoio imbottito,  è agevolata dalla messa in opera di quattro travi contrapposte ed inclinate che fanno da rinforzo alle 4 travi perpendicolari il terreno. Al traverso alto su cui picchierà il palo del cucchiaio sarà assicurato l’arco, sia con piattine di ferro inchiodate nella parte centrale dell’arco, sia con funi verso le estremità per garantirne l’elasticità.

 

 

 

 

Il cucchiaio, che ha un diametro di 50 cm, verrà realizzato in modo da avere delle bandelle lunghe 120 cm, larghe 5 cm e spesse 2 mm. che avvolgeranno il palo di acacia a sezione ellitica, dai quattro lati, per quasi tutta la sua lunghezza. Il cucchiaio così concepito sarà assicurato al palo resistente e flessibile, tramite una corda di sezione di 1,8 cm che partendo da vicino il cucchiaio spiralerà, ben serrata fino alle corde in trazione per ammortizzare il colpo. A questo punto, al dente del cucchiaio sarà collocato il perno per lo sgancio con relativo cordino: poi allo stesso dente sarà agganciata la carrucola che consente alle funi posteriori, tramite la trazione dell'argano, di abbassare e quindi caricare l'arco ed il cucchiaio per il munizionamento con una pietra (dai 10 ai 30 kg.) o una palla di paglia pressata ed infuocata.

 

 

 

...finalmente... la CATAPULTA

 

 

... inaugurata il 10 Giugno 2007